La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n°21865 del 26 giugno 2026, ha distinto il profilo della ripartizione delle spese condominiali dal profilo dell’accertamento della responsabilità risarcitoria del singolo condòmino, affermando che l’assemblea condominiale non gode del potere di attribuire al condòmino la responsabilità dei danni riportati da una parte comune e, conseguentemente, non può derogare ai criteri legali di ripartizione delle spese condominiali attribuendo il costo dei lavori di ripristino delle parti comuni al condòmino che reputa responsabile del degrado di tali parti comuni (nella fattispecie sottoposta alla Corte, si trattava del deterioramento del frontalino di un balcone, che l’assemblea condominiale aveva ritenuto essere stato causato dalla cattiva manutenzione del balcone stesso da parte del proprietario della relativa unità immobiliare).
La Corte di Cassazione ha precisato, infatti, che da un lato vanno considerate le norme relative alla ripartizione delle spese condominiali (norme che l’assemblea condominiale è tenuta ad applicare), da un altro lato si pone invece l’eventuale responsabilità del condòmino che, con il proprio comportamento (commissivo o anche solo omissivo), abbia cagionato danni alle parti comuni: tale responsabilità, lungi da poter essere attribuita dall’assemblea condominiale “sic et simpliciter”, deve necessariamente venire accertata, previamente, in sede giudiziale e, pertanto, l’assemblea non può “anticipare” gli effetti di una (eventuale) futura sentenza di condanna del condòmino includendo nel riparto delle spese le spese di riparazione della parte comune (così facendo, infatti, i condòmini finirebbero per modificare unilateralmente i criteri di riparto stabiliti dall’art.1123 c.c.).
Articolo a cura dell’Avv. Paolo Belelli
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